Temporary management e incentivi fiscali: una nuova direzione per la managerialità nelle PMI
La figura del temporary management entra con decisione nel dibattito istituzionale come leva di sviluppo per le piccole e medie imprese (PMI). Il 21 gennaio 2026, presso la VI Commissione Finanze della Camera dei Deputati, si è svolta l’audizione del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) sulla proposta di legge AC 2474, che introduce agevolazioni fiscali per l’impiego di dirigenti temporanei e a progetto nelle PMI.
Il confronto parlamentare rappresenta un passaggio rilevante perché porta a livello istituzionale un tema che, nella pratica operativa, è già centrale per molte imprese: la necessità di rafforzare le competenze manageriali per affrontare contesti economici sempre più complessi e instabili.
Il ruolo delle PMI e le criticità organizzative
Le PMI costituiscono la quasi totalità del tessuto imprenditoriale italiano e contribuiscono in misura determinante alla creazione di valore e occupazione. Tuttavia, come evidenziato dal CNDCEC nel corso dell’audizione, molte di queste realtà presentano ancora assetti organizzativi e gestionali poco strutturati, soprattutto se confrontati con quelli dei principali partner europei.
La gestione aziendale è spesso fortemente accentrata sull’imprenditore, con un utilizzo limitato di strumenti di pianificazione economico-finanziaria, di controllo di gestione e di misurazione delle performance. Ne deriva una difficoltà nel monitorare con continuità l’equilibrio economico e finanziario, nel prevenire situazioni di tensione e nel dialogare in modo strutturato con il sistema bancario e con potenziali investitori.
Questi limiti emergono con particolare evidenza nei momenti di discontinuità del ciclo di vita aziendale: processi di crescita, riorganizzazione, passaggi generazionali, transizioni digitali ed ecologiche. In tali fasi, la carenza di competenze manageriali specifiche può rallentare o compromettere decisioni strategiche fondamentali.
Il contributo del temporary management
È in questo contesto che il temporary management viene riconosciuto come uno strumento efficace per colmare il gap di competenze. A differenza della consulenza tradizionale, il dirigente temporaneo non si limita a fornire indicazioni esterne, ma assume responsabilità dirette di gestione, opera all’interno dell’organizzazione ed è orientato al raggiungimento di obiettivi definiti.
Il valore del temporary management risiede nella sua capacità di intervenire in modo mirato e flessibile: introdurre metodo, strutturare i processi decisionali, rafforzare il controllo economico-finanziario e accompagnare l’impresa nelle fasi di maggiore complessità, senza appesantirne stabilmente la struttura organizzativa.
L’esperienza sul campo mostra come questo approccio consenta non solo di affrontare situazioni critiche, ma anche di trasferire competenze e strumenti che restano all’interno dell’impresa, contribuendo a un rafforzamento strutturale nel medio periodo.
La proposta di legge AC 2474
La proposta di legge AC 2474 intende sostenere il ricorso al temporary management attraverso agevolazioni fiscali, sotto forma di credito d’imposta, legate al raggiungimento di obiettivi economico-finanziari misurabili. L’impostazione è orientata ai risultati e mira a incentivare interventi manageriali capaci di produrre un miglioramento concreto delle performance aziendali.
Nel corso dell’audizione, il CNDCEC ha espresso una valutazione complessivamente positiva dell’iniziativa, evidenziando al contempo alcuni aspetti che meritano attenzione: la necessità di una maggiore chiarezza sui requisiti dei piani aziendali, l’opportunità di criteri di misurazione delle performance più omogenei, una durata degli incarichi coerente con i tempi reali di generazione del valore e un’attenzione specifica alle micro e piccole imprese, per le quali l’accesso a competenze manageriali qualificate rappresenta spesso un ostacolo economico.
Una prospettiva di sistema
Al di là degli aspetti normativi, il messaggio che emerge dal confronto parlamentare è chiaro: rafforzare la managerialità delle PMI è una priorità strategica per il sistema economico. Il temporary management non è una soluzione emergenziale, ma una leva per migliorare la qualità delle decisioni, la sostenibilità economico-finanziaria e la capacità di adattamento delle imprese.
Il tema trattato in questa audizione va chiaramente nella direzione degli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili.
Il dibattito si inserisce infatti nel solco tracciato dall’articolo 2086 del Codice Civile, che impone agli imprenditori e agli amministratori di dotare l’impresa di assetti adeguati alla natura e alle dimensioni dell’attività svolta, anche in funzione della prevenzione della crisi.
In questo senso, il temporary management non rappresenta solo una misura di supporto economico o organizzativo, ma uno strumento concreto per dare attuazione all’obbligo degli adeguati assetti, rafforzando la struttura aziendale, migliorando i processi decisionali e aumentando la capacità dell’impresa di affrontare il cambiamento in modo consapevole.
Il dibattito istituzionale conferma quindi una direzione già evidente nella pratica: investire in competenze manageriali significa creare le condizioni per una crescita più solida e consapevole. La sfida sarà ora tradurre questo riconoscimento in un quadro normativo chiaro e realmente applicabile, capace di accompagnare le PMI nei loro percorsi di evoluzione.
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