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Riforma Incentivi 2026: addio al caos. Ecco cosa resta e cosa scompare per le imprese
16/04/2026

Riforma Incentivi 2026: addio al caos. Ecco cosa resta e cosa scompare per le imprese

Il sistema degli incentivi alle imprese entra in una nuova fase. Con l’avvio dell’iter parlamentare del decreto attuativo della Legge delega n. 160/2023, il legislatore interviene su un modello che negli ultimi anni ha evidenziato limiti evidenti: frammentazione, sovrapposizioni e scarsa leggibilità.

L’obiettivo non è solo semplificare, ma rendere il sistema più stabile e prevedibile, superando una logica emergenziale che ha reso difficile pianificare gli investimenti.

Perché la riforma era necessaria

Negli ultimi anni, la quantità di incentivi disponibili è cresciuta in modo esponenziale. Misure nate per rispondere a crisi specifiche hanno finito per stratificarsi, creando un’offerta ampia ma disordinata. Molte imprese si sono trovate a inseguire opportunità isolate, senza riuscire a integrarle in una visione strategica.

La riforma interviene proprio su questo punto: ridurre la dispersione e riportare coerenza.

Un cambio di approccio: dalla reattività alla pianificazione

Il cambiamento più rilevante riguarda il metodo. Non sarà più una corsa ai bandi, ma un sistema costruito per consentire alle imprese di programmare gli investimenti all’interno di una cornice normativa definita, il cosiddetto “Codice degli incentivi”.

Le agevolazioni tornano così a essere uno strumento da integrare in una strategia, non occasioni da cogliere in modo episodico.

Gli strumenti su cui si concentreranno le risorse

La riforma individua un numero ristretto di incentivi considerati strategici.
Tra questi: il Fondo Crescita Sostenibile, destinato a diventare il fulcro del sistema, la Nuova Sabatini, il Fondo di Garanzia per le PMI e il Fondo Nazionale per l’Innovazione. Restano inoltre gli incentivi per il settore aerospaziale.

La direzione è chiara: concentrare le risorse su strumenti più solidi e continuativi.

Il ruolo centrale del Fondo Crescita Sostenibile

Il Fondo Crescita Sostenibile assume una funzione chiave.
Interviene su quattro ambiti principali: ricerca e innovazione, sviluppo di start-up, investimenti produttivi legati alla transizione digitale ed ecologica e accesso al credito e al mercato dei capitali.

Non è solo un fondo, ma uno strumento che orienta le scelte verso progetti strutturati e coerenti con le priorità di sviluppo.

Le misure eliminate

La razionalizzazione passa anche dalla soppressione di alcune agevolazioni.
Tra queste: il voucher per l’internazionalizzazione, i crediti d’imposta su materiali di recupero e prodotti da riciclo e le misure del Fondo rotativo nazionale per il self-employment.

Una scelta che punta a rendere il sistema più chiaro, evitando sovrapposizioni.

Cosa cambia per le imprese

Per le imprese cambia il modo di approcciare la finanza agevolata.
Non è più sufficiente intercettare un incentivo: diventa fondamentale costruire progetti coerenti e inserirli in una pianificazione più ampia.

Gli incentivi diventano una leva a supporto delle decisioni, non il punto di partenza.

Il valore della consulenza

In un contesto più strutturato, la capacità di leggere le misure e tradurle in progetti finanziabili diventa centrale.
La consulenza assume quindi un ruolo strategico, perché consente di collegare obiettivi aziendali e strumenti disponibili in modo efficace.

La riforma introduce un sistema più ordinato, ma anche più selettivo.
Chi continuerà a muoversi in modo reattivo rischia di restare indietro. Chi invece saprà pianificare e strutturare i propri investimenti potrà operare in un contesto più stabile e favorevole alla crescita.

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